Newsletter del 31/07/2019 Archivio Newsletter
LAVORI PUBBLICI E FORNITURE
Affidamenti: irragionevole la ristrettezza dei parametri fissati dalla lettera di invito - Consiglio di Stato Sezione V n. 3147 del 15 maggio 2019 -
L'Ente appellante contesta la sentenza del TAR Toscana, che accoglieva il ricorso di un Consorzio contro una lettera di invito, riguardante l'affidamento del servizio di manutenzione degli automezzi di proprietā comunale, deducendo la violazione del principio di tassativitā delle clausole escludenti e del principio di non discriminazione in relazione alla prescrizione (a pena di esclusione) della partecipazione di operatori economici dotati di sede operativa localizzata in Comuni limitrofi e comunque entro la distanza di 0,5 chilometri dal confine comunale delle zone abitate e/o industriali del comune. Secondo l'ente invece č requisito necessario per la partecipazione, che il concorrente disponga di una sede operativa in un determinato Comune o ad una distanza minima dalle sedi dell'Amministrazione comunale. Secondo quanto valutato dal CdS si tratta di una clausola irragionevole, al di lā del corredo motivazionale sotteso, in quanto preclusiva della partecipazione di operatori che, seppure ubicati nel territorio comunale, non si trovino ad una distanza di soli 0,5 chilometri dal confine comunale. L'irragionevolezza č ravvisabile nella ristrettezza degli eterogenei parametri fissati dalla lettera di invito, che, per quanto finalizzati all'economicitā, violano i principi di libera concorrenza e di massima partecipazione, i quali vietano ogni discriminazione dei concorrenti.
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
L'abuso dei permessi 104 legittima il licenziamento - C. Cass. Sent. n. 18411 del 2019 -
La vicenda scaturisce dall'intimazione al licenziamento ad un lavoratore per abuso nell'utilizzo dei permessi ex art. 33, co. 3, della L. n. 104 del 1992. Nei primi due gradi di giudizio la sentenza č stata unanime nel decretare la legittimitā del licenziamento; in particolare, i giudici di merito hanno ritenuto esserci la prova dell'abuso in due giornate di "permessi 104", nelle quali l'agenzia investigativa (incaricata dal datore di lavoro) aveva constatato che il lavoratore non era mai entrato o uscito dalla propria abitazione e, dunque, non si era recato presso la (diversa) residenza della zia per fornire assistenza. In sede di accertamento disciplinare il lavoratore avrebbe poi aggravato la sua posizione affermando di aver prestato in quei giorni regolare assistenza alla zia. Questa posizione in contrasto con le indagini e con la prova testimoniale fornita dall'investigatore, hanno contribuito a ledere in modo grave il rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro. Il lavoratore, quindi ricorreva in Cassazione invocando la nullitā delle indagini investigative, la violazione del principio di buona fede dello Statuto dei Lavoratori e le errate modalitā di controllo da parte dell'agenzia. La Suprema Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso confermando un evidente abuso dei "permessi 104", che si traduce irrimediabilmente in licenziamento per giusta casa, a causa del venir meno del vincolo fiduciario che lega le parti.
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