Newsletter del 29/02/2020 Archivio Newsletter
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
Le procedure di stabilizzazione sono riservate ai precari non anche al personale assunto a tempo indeterminato di altra amministrazione - Con. St. sez. III, sent. n.00872 del 03/02/2020 -
I fatti relativi alla sentenza in commento principiano da una "Procedura concorsuale riservata, per titoli e colloquio, alla stabilizzazione del personale non dirigenziale ai sensi dell'articolo 20, comma 2, del D. Lgs. 25 maggio 2017, n. 75". Il bando di concorso stabiliva espressamente che i candidati non fossero titolari di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato presso una Pubblica Amministrazione, né alla data di scadenza della presentazione delle domande, né a quella dell'eventuale assunzione. Con il ricorso accolto al Tar una dipendente, che al momento della stabilizzazione aveva già un contratto a tempo indeterminato, sosteneva che il «superamento del precariato», deve essere interpretato anche nel senso della salvaguardia delle aspettative dei lavoratori visto che il concorso aveva ad oggetto un posto dall'inquadramento più alto. Il C.d S. invocato dall'ente promotore del concorso, ribalta le decisione del TAR sostenendo che dalla lettura combinata dei primi due commi dell'art. 20 risulta evidente che la stabilizzazione dei lavoratori precari costituisce l'obbiettivo delle procedura "di assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale già reclutato" con forme contrattuali estranee al modello del rapporto lavorativo stabile (id est, a tempo indeterminato). L'esistenza di un rapporto di lavoro stabile integra un antefatto incompatibile con l'idea stessa di stabilizzazione del dipendente "precario". Il concetto di lavoratore "precario" non può essere allargato oltre il limite fatto proprio dal significato letterale della norma.
SERVIZI
L'esternalizzazione dei servizi è legittima quando vi sia convenienza economica rispetto all'utilizzo di società in house - Con. st. sez V sent,. n. 681 del 27/01/2020
Con il ricorso in primo grado una società in house interamente partecipata dalla Regione, preposta alla gestione dei servizi informativi automatizzati di interesse generale, impugnava gli atti con i quali il consiglio regionale le revocava l'affidamento dei servizi di manutenzione del sistema di gestione delle delibere e determine in uso presso il Consiglio e affidato in maniera diretta, mediante ordine MEPA ad altra società il sistema informativo gestionale contabile, nonché economico-patrimoniale. Il TAR ha in parte respinto ed in parte dichiarato irricevibile il ricorso. Nell'esame della fattispecie, il CdS afferma che pur avendo la Regione stabilito di affidare all'in house il compito della realizzazione dei programmi poliennali di sviluppo dell'informatizzazione degli uffici e dei servizi, qualificandola come "amministrazione aggiudicatrice" per gli appalti che non possa effettuare direttamente, non è precluso il ricorso all'esternalizzazione del servizio, nel rispetto delle regole dell'evidenza pubblica applicabili alle singole fattispecie. Tanto più che la giurisprudenza appare consolidata nel ritenere che l'affidamento in house di servizi è illegittimo nel caso in cui non ci sia convenienza economica rispetto alla esternalizzazione dello stesso; l'in house providing riveste carattere eccezionale rispetto all'ordinaria modalità di scelta del contraente ed è possibile solo qualora sussista per l'amministrazione una reale convenienza rispetto alle condizioni economiche offerte dal mercato (in termini, tra le tante, Cons. Stato, III, 17 dicembre 2015, n. 5732).
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