Newsletter del 27/11/2019 Archivio Newsletter
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
Gli incentivi tecnici sono fuori dal tetto del salario accessorio solo a partire dal 2018 - Corte dei Conti Deliberazione Sez. aut. N. 26 del 2019 -
La sezione autonomie interviene a far luce sull'esclusione dai limiti del salario accessorio degli incentivi tecnici. La questione ha visto una serie di mutamenti che hanno creato non poca confusione all'interno degli Enti Locali e che hanno dato adito all'avvicendarsi di numerosi interventi interpretativi. La Corte dei Conti attraverso questa Deliberazione ripercorre la normativa e le sue differenti esplicazioni che hanno disciplinato il settore fino a giungere alla legge di bilancio 2018, che modifica quanto precedentemente normato dal D.Lgs 50/2016, che assoggettava tali incentivi ai limiti di crescita del salario accessorio. Nella sua prima deliberazione, la stessa Corte si era espressa in maniera restrittiva sulla base delle disposizioni del codice dei contratti che non permettevano l'erogazione degli incentivi al di fuori delle risorse dalla spesa del personale e dalla spesa per il trattamento accessorio. Il medesimo orientamento è stato successivamente ribadito dalla stessa sezione nella deliberazione n. 24 del 2017 facendo sì che la rimessione si configurasse, nella sostanza, «come una mera richiesta di riesame della decisione già assunta, sulla base dei medesimi elementi di fatto e di diritto già considerati». Con deliberazione odierna, il legislatore, con norma innovativa contenuta nella legge di bilancio per il 2018, ha stabilito che i predetti incentivi gravano su risorse autonome e predeterminate del bilancio diverse da quelle ordinariamente rivolte all'erogazione di compensi accessori al personale. Pertanto in risposta alla questione sollevata, inerente il periodo di computo degli incentivi 2016/2017, richiamando il principio tempus regit actum, la sezione ritiene, che fino all'entrata in vigore della novella normativa, detti incentivi siano da includere nel tetto dei trattamenti accessori.
SERVIZI
L'azienda sanitaria locale è legittimata a rifiutare l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie omosessuali - Corte Costituzionale Sent. 221 del 2019 -
La Suprema Corte con la sentenza del 23 ottobre 2019 rigetta i ricorsi di due coppie, una convivente, l'altra unita con matrimonio all'estero e trascritto in Italia, che hanno richiesto per differenti motivi di avere accesso alle prestazioni offerte dalla locale Azienda sanitaria relative alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Le aziende sanitarie investite della richiesta la respingevano sulla base di quanto previsto dalla legge 40 che consente l'accesso alle suddette alle coppie composte da persone di sesso diverso. Secondo le richiedenti, il divieto e la correlata previsione di sanzioni nei confronti del personale medico e delle strutture che non lo rispettino si porrebbero in contrasto, anzitutto, con l'art. 2 Cost., in quanto non garantirebbero il diritto fondamentale alla genitorialità dell'individuo, sia come soggetto singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Sarebbe altresì violato, l'art. 3 Cost., dando origine a disparità di trattamento basate sull'orientamento sessuale e sulle condizioni economiche dei cittadini. Secondo la suprema Corte la pratica della fecondazione eterologa era originariamente vietata in modo assoluto dalla legge n. 40 del 2004 (art. 4, comma 3), ma è divenuta fruibile dalle coppie eterosessuali a seguito della sentenza n. 162 del 2014 della Corte medesima, in presenza di patologie che determinino una sterilità o una infertilità assolute e irreversibili. Con l'eventuale accoglimento delle odierne questioni, la fecondazione eterologa verrebbe estesa anche all'infertilità sociale", o "relazionale", fisiologicamente propria della coppia omosessuale femminile, conseguente alla non complementarità biologica delle loro componenti.
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