Newsletter del 24/12/2019 Archivio Newsletter
LAVORI PUBBLICI E FORNITURE
I servizi devono sempre essere affidati ad un prezzo che consenta un adeguato margine di guadagno per le imprese erogatrici - Cons. di Stato Sez. V, n. 8110 del 27/11/2019 -
Al centro della questione oggetto di sentenza da parte della sez. V del Consiglio di Stato è l'aggiudicazione di un bando per la "gestione del servizio di ristorazione scolastica e sociale" promosso da una Centrale di Committenza costituita tra più Comuni. La ricorrente prima classificata rispetto alla procedura chiede la riforma della sentenza del TAR Lombardia che invece aveva accolto le eccezioni sollevate dalla ditta seconda classificata. Le deduzioni di quest'ultima, riguardavano vizi di violazione di legge e di eccesso di potere assumendo che l'offerta dell'aggiudicatario sarebbe insostenibile ed in perdita ove rapportata al numero effettivo di settimane annue per le quali il servizio deve essere reso; inoltre essa violerebbe la base d'asta fissata dalla lex specialis di gara e la par condicio tra i concorrenti perché formulata per un numero di settimane inferiore tanto da rendere l'offerta anomala per aver sottostimato i costi. Secondo i giudici di Palazzo Spada costituisce, principio giurisprudenziale consolidato quello per cui gli appalti pubblici devono pur sempre essere affidati ad un prezzo che consenta un adeguato margine di guadagno per le imprese, giacché le acquisizioni in perdita porterebbero inevitabilmente gli affidatari ad una negligente esecuzione, oltre che ad un probabile contenzioso: laddove i costi non considerati o non giustificati siano invece tali da non poter essere coperti neppure mediante il valore economico dell'utile stimato, è evidente che l'offerta diventa non remunerativa e, pertanto, non sostenibile (Cons. di Stato, V, 15 aprile 2013, n. 2063). Quindi il Consiglio di Stato conferma l'annullamento degli atti impugnati, fatto salvo il riesercizio del potere in merito all'anomalia dell'offerta dell'appellante e compensa le spese.
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
La mancanza o l'illegittimità del provvedimento di attribuzione della posizione organizzativa non preclude il trattamento economico per le mansioni superiori - C. Cass. Sent. n. 27384 del 25/10/2019 -
Con ricorso al competente Tribunale una dipendente comunale con una qualifica di operatore direttivo D5 chiedeva che le venisse riconosciuto il suo diritto a percepire, la retribuzione di posizione e/o il trattamento economico per lo svolgimento di mansioni superiori, per aver ricoperto per un certo periodo l'incarico di Responsabile di altro ufficio in sostituzione del precedente Responsabile. Il Tribunale accoglieva la domanda e condannava il Comune al pagamento in favore della ricorrente della somma di euro 20.658,28 oltre accessori. La decisione era riformata dalla Corte d'appello di Roma che, in accoglimento dell'impugnazione del Comune, respingeva la domanda. Riteneva la Corte territoriale che la retribuzione di posizione rivendicata dall'appellata fosse un particolare trattamento economico legato all'istituzione delle posizioni organizzative da parte degli enti e il conferimento del relativo incarico, il tutto secondo precisi criteri e modalità. La Corte di Cassazione invece riafferma il principio per cui la posizione organizzativa si distingue dal profilo professionale e individua nell'ambito dell'organizzazione dell'ente funzioni strategiche e di alta responsabilità che giustificano il riconoscimento di un'indennità aggiuntiva; ove il dipendente venga assegnato a svolgere le mansioni proprie di una posizione organizzativa, previamente istituita dall'ente, e ne assuma tutte le connesse responsabilità, la mancanza o l'illegittimità del provvedimento di formale di attribuzione non esclude il diritto a percepire l'intero trattamento economico corrispondente alle mansioni di fatto espletate, ivi compreso quello di carattere accessorio, che è diretto a commisurare l'entità della retribuzione alla qualità della prestazione resa. Pertanto rigetta il ricorso del ricorrente comune.
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