Newsletter del 23/10/2019 Archivio Newsletter
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
Il turnista che lavori in giornata festiva infrasettimanale è compensato dalla maggiorazione del 30% della retribuzione - C. Cass. Ordinanza N. 21412 del 2019 -
A ricorrere in Cassazione è un comune, contro la sentenza della Corte d'appello territoriale che condannava l'ente al pagamento del compenso aggiuntivo ai dipendenti turnisti che avevano prestato la loro attività in giornate festive infrasettimanali. I lavoratori rivendicavano il pagamento del compenso aggiuntivo previsto dall'art. 24, comma 2, CCNL comparto Regioni Autonomie locali 14.9.2000, per l'attività prestata nelle giornate festive infrasettimanali in cumulo con la maggiorazione già percepita per il lavoro prestato in turno nei giorni festivi ai sensi dell'art. 22, comma 5, dello stesso contratto. La corte ribadisce quanto più volte affermato e cioè ove la prestazione cada in giornata festiva infrasettimanale (come in quella domenicale) si applica l'art. 22, comma 5, del CCNL 14.9.2000 comparto Autonomie locali - che compensa il disagio con la maggiorazione del 30% della retribuzione - mentre il disposto dell'art. 24 - che ha ad oggetto l'attività prestata dai lavoratori dipendenti in giorni festivi infrasettimanali, oltre l'orario contrattuale di lavoro - trova applicazione soltanto quando i predetti lavoratori siano chiamati a svolgere la propria attività, in via eccezionale od occasionale, nelle giornate di riposo settimanale che competono loro in base ai turni, ovvero in giornate festive infrasettimanali al di là dell'orario di lavoro. Il disposto dei primi tre commi dell'art. 24 prende l'ipotesi di eccedenza rispetto al normale orario di lavoro, ma non spetta in caso di prestazione lavorativa resa in turno, nel normale orario di lavoro, seppur coincidente con una giornata festiva (ricadente nel turno), non potendosi fondatamente cumulare due benefici previsti per finalità e situazioni diverse.
SERVIZI
La partecipazione maggioritaria di più Pa ad una società non è di per sé presupposto di "controllo". Corte dei - Conti sez. riunite sent. n. 25/2019 -
I magistrati contabili si sono espressi sul ricorso effettuato da una multiservizi avverso la deliberazione della sezione regionale di controllo per le Marche. Nell'ambito dei controlli sul rispetto delle norme del d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175, alla società ricorrente veniva contestata una violazione inerente la composizione del consiglio di amministrazione che, ad avviso della Sezione poneva la condizione di legge non solo per l'applicazione delle norme riguardanti la partecipazione "pubblica", ma anche di quelle attinenti il "controllo pubblico". Secondo la ricorrente società la sezione di controllo incorreva nella violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 11 del decreto legislativo n. 175 del 2016, nella misura in cui la inseriva nel perimetro delle "società a controllo pubblico" ai sensi del citato art. 2, equiparando queste ultime alle "società a partecipazione pubblica", ritenendo sufficiente a tal fine il semplice possesso da parte dei soci pubblici della maggioranza frammentata delle azioni e dei voti in Consiglio di amministrazione. Preso atto delle posizioni delle parti, il collegio giudicante ha precisato che la partecipazione maggioritaria alla società di più Pa non può di per sé giustificare l'affermazione di un coordinamento di fatto, né può tradursi automaticamente in "controllo". La Corte ritiene che lo status di "società a controllo pubblico" non può essere desunto dai meri indici costituiti dalla maggioranza di azioni e di consiglieri nel C.d.A., ma richiede precipua attività istruttoria volta a verificare se, nel caso concreto, sussistano le condizioni richieste dall'art. 2, lett. b) del TUSP. Quindi la Corte accoglie il ricorso e annulla la determinazione.
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