Newsletter del 18/09/2019 Archivio Newsletter
SERVIZI
No al pranzo domestico nel tempo di refezione scolastica - C. Cass. Sentenza n. 20504 del 2019 -
Il provvedimento oggi in evidenza pone fine ad un contraddittorio cominciato nel 2014 presso il tribunale di Torino tra un folto gruppo di genitori avverso il MIUR e il comune di Torino, avente ad oggetto la consumazione presso la mensa scolastica e nell'orario di refezione del pasto preparato a casa. Il tribunale di Torino rigettava il ricorso negando l'esistenza di un diritto soggettivo alla richiesta, essendo previsti degli orari scolastici ridotti per chi non volesse fruire della mensa. L'appello invece pur accordando il diritto non entrava nel merito della disciplina delle modalitā della consumazione del pasto che non poteva coinvolgere tutti gli alunni e avrebbe dovuto essere assoggettato al controllo di norme igienico sanitarie, oltre che da misure organizzative. La corte di Cassazione ribaltando la sentenza di secondo grado ha sostenuto che il tempo dedicato alla pausa per il pranzo č tempo scuola come sancito dalle disposizioni normative, quindi i servizi mensa risultano necessari per garantire lo svolgimento delle attivitā educative e didattiche. La mensa svolge inoltre la finalitā di sensibilizzare alla tutela della salute attraverso la scelta di pasti sani e bilanciati, attivitā anche questa conferita alla scuola. Non va inoltre sottovalutato secondo la suprema corte l'aspetto della socializzazione tra compagni, promossa nel tempo mensa. Risulta quindi incoerente, rispetto alle finalitā corali previste dal legislatore per il tempo mensa, il richiamo ad un diritto soggettivo perfetto all'autorefezione individuale. Secondo la Cassazione chi sceglie il tempo pieno effettua a monte la scelta del servizio mensa.
SERVIZI
E' valida la notifica che viene depositata presso un luogo diverso dalla casa comunale presso un delegato del Sindaco - Cassazione sent. n. 22167 del 5 settembre 2019 -
Oggetto della sentenza della Cassazione č il ricorso effettuato da un privato cittadino avverso la sentenza del tribunale di Firenze con la quale lo stesso riteneva valida la notifica effettuata ai sensi dell'articolo 140 c.p.c., nonostante il deposito del piego, fosse avvenuto "in un ufficio privato indicato come sede sussidiaria della Casa del Comune di Firenze". Secondo il ricorrente, invece, non essendo ritualmente avvenuta la notifica dei verbali di contestazione [o accertamento] e delle violazioni al codice della strada, ne era derivata la nullitā della cartella esattoriale su quei verbali fondata. Le norme sulla disciplina delle notificazioni, stabiliscono invece che qualora non si trovi nessuno nell'abitazione, o in caso di rifiuto di ricevere il ricorso che si notifica, l'ufficiale giudiziario o il messo comunale lascia avviso, in carta libera, affisso alla porta dell'abitazione e deposita la copia dell'atto nella casa comunale o la consegna al sindaco o a chi ne fa le veci. Sulla base delle normative regolatrici delle notifiche l'uso della particella disgiuntiva "o" rendeva evidente che il deposito nella casa comunale non era un atto ineludibile, poteva essere sostituito dalla consegna a mani al sindaco o ad un suo delegato, ovviamente anche in luogo diverso dalla casa comunale. Pertanto la cassazione ha stabilito la legittimitā della notifica e quindi della sanzione.
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