Newsletter del 01/12/2020 Archivio Newsletter
SERVIZI
La disponibilità del centro di cottura non è requisito di ammissione alla gara - Cons. St. sez. V sent. n. 08101 del 17/12/2020 -
Il Consiglio di Stato pronunciandosi sulla gara per l'affidamento del servizio di mense scolastiche, ha stabilito che l'art. 105 del D.Lgs n. 50 del 2016 pone limiti alla possibilità di subappaltare e quindi va disapplicato in coerenza con quanto previsto in materia dall'ordinamento europeo. Nel caso sottoposto all'esame della Sezione era previsto che il servizio avrebbe potuto utilizzare, per il suo funzionamento uno o più centri cottura. Anche la conformità a norme igienico-sanitarie non attiene alle procedure di gara, ma all'esecuzione del servizio, pertanto è sufficiente che esse siano presenti al momento dello svolgimento del rapporto. Ad avvalorare quanto sancito dal Consiglio di Stato, la circostanza che l'indicazione delle prescrizioni di cui trattasi si trova nel capitolato speciale, normalmente destinato a regolamentare le prestazioni contrattuali. Al bando di gara invece spetta regolare le norme per lo svolgimento delle procedure, i requisiti di partecipazione e le modalità di selezione dei concorrenti, nonché i presupposti necessari allo svolgimento del servizio. Si ribadisce infatti che la missione principale del capitolato speciale d'appalto è quella di definire i contenuti del futuro rapporto contrattuale mentre la precedente procedura di affidamento svolge il ruolo di fonte integratrice delle regole di gara rispetto al bando e al disciplinare, senza alcuna portata modificatrice di questi ultimi (Cons. Stato, sez. III, 29 aprile 2015, n. 2186; id. 11 luglio 2013, n. 3735; id., sez. V, 9 ottobre 2015, n. 4684; id. 18 giugno 2015, n. 3104; id. 3 maggio 2019, n. 2881). D'altronde anche la giurisprudenza formatasi in materia dell'impegno a dotarsi di centri di cottura deve essere intesa come «elemento certamente indispensabile per l'esecuzione dell'appalto e quindi rileva in quest'ultima fase, mentre in assenza di una previsione puntuale nel bando, non può tradursi in un requisito di ammissione alla gara. L'ammissione alla gara, inoltre, non potrebbe tagliare fuori dalla stessa concorrenti che, in sede di esecuzione, avrebbero la possibilità di ottemperare alle prescrizioni contrattuali nel luogo stesso di svolgimento del servizio; un tale discrimine potrebbe configurarsi come una lesione alle regole di libera concorrenza.
URBANISTICA E TUTELA AMBIENTALE
Legittima una VIA subordinata al rispetto di specifiche prescrizioni - Consiglio di Stato, sez. IV, sent. 11 dicembre 2020, n. 7917 -
E' legittima una valutazione di impatto ambientale (VIA) che dichiari la compatibilità ambientale di un progetto subordinatamente al rispetto di specifiche prescrizioni e condizioni, da verificare all'atto del successivo rilascio dei titoli autorizzatori necessari per la concreta entrata in funzione dell'opus, nulla ostando in linea di principio a che l'Amministrazione attesti che, a seguito dell'adozione futura di ben precisi accorgimenti, l'opera possa risultare compatibile con le esigenze di tutela ambientale. In particolare, il Consiglio ha chiarito che i limiti alla legittimità di tale modus procedendi attengono al grado di dettaglio e di specificità delle prescrizioni, nonché al numero e alla complessiva incidenza delle stesse sui caratteri dell'opera, in quanto la formulazione di prescrizioni eccessivamente generiche, ovvero relative a pressoché tutti i profili di possibile criticità ambientale dell'opus, potrebbe risolversi in una sostanziale pretermissione del giudizio. Una simile evenienza, da accertarsi nel caso concreto, ha carattere patologico e lumeggia l'illegittimità dell'azione amministrativa, che, in casi siffatti, rinviene non dalla presenza di prescrizioni in sé e per sé considerate, ma dal fatto che il carattere abnorme (qualitativamente, tipologicamente o numericamente) di tali prescrizioni disvela, a monte, l'assenza di un'effettiva, concreta ed attuale valutazione di impatto ambientale, ossia il sostanziale rifiuto dell'esercizio del potere, pur nella formale spendita dello stesso. I giudici di Palazzo Spada hanno aggiunto, infine, un'altra importante considerazione: la situazione soggettiva comunemente nota come potestà, di cui è investita l'Amministrazione nell'esercizio di poteri discrezionali, presenta, oltre all'aspetto del "potere" (ossia della capacità di modificare unilateralmente ed autoritativamente la sfera giuridica degli amministrati), il contestuale e parallelo tratto del "dovere" (da intendersi tanto come dovere dell'esercizio, posto che tale situazione è indisponibile, quanto come dovere della finalizzazione teleologica di tale esercizio, che deve essere volto a conseguire gli scopi indicati dalla legge): tale situazione, del resto, è altresì nota come potere-dovere.
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