Newsletter del 01/07/2020 Archivio Newsletter
LAVORI PUBBLICI E FORNITURE
E' dovuta la motivazione dell'ente nel caso di attribuzione alla propria in house di servizi pubblici - Corte Costituzionale sent. n. 100 del 27 maggio 2020 -
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria, sottopone a giudizio di legittimità costituzionale l'art. 192 del codice dei contratti pubblici, prendendo le fila da una controversia inerente l'affidamento ad una in house dei parcheggi del Comune. Tale disposizione richiede che venga motivato il provvedimento di affidamento rispetto alle ragioni del mancato ricorso al mercato e dei benefici per la collettività, della scelta effettuata, cosa che secondo il rimettente configura un aggravio di regole rispetto a quelle stabilite in sede comunitaria e quindi la violazione del divieto di gold plating. Secondo il rimettente l'in house providing non configura un'ipotesi eccezionale e derogatoria di gestione dei servizi pubblici, ma costituisce una delle ordinarie forme organizzative di conferimento della titolarità del servizio, che spetta alle amministrazioni valutare sulla base dell'opportunità e della convenienza economica. Secondo la Suprema Corte la ratio del divieto, di gold plating è quella di impedire l'introduzione o il mantenimento di oneri non necessari e non anche di abbassamento del livello di quelle garanzie che salvaguardano altri valori costituzionali, in relazione ai quali le esigenze di massima semplificazione e efficienza non possono che risultare recessive. I Giudici sanciscono quindi l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 192, c. 2, rappresentando che la specificazione introdotta dal legislatore circa l'obbligo di motivazione della scelta dell'in house rispetto al ricorso al mercato, rientra nell'esercizio dei normali margini di discrezionalità ad esso spettanti nell'attuazione del criterio di delega.
PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
Il divieto temporaneo di assunzioni, non si applica all'istituto dello "scavalco condiviso" - Corte dei Conti Delib. n. 10 sezaut del 19 maggio 2020 -
Con la Deliberazione in argomento la Corte dei Conti chiarisce la questione posta dalla Sezione di controllo per la Regione siciliana, inerente l'utilizzo da parte di un comune dello "scavalco condiviso", pur non avendo adempiuto agli obblighi di approvazione del bilancio pluriennale e rendiconto. Tale inadempimento comporterebbe infatti per l'ente l'impedimento a procedere ad assunzioni di personale, secondo quanto disposto dall'art. 9, comma 1-quinquies, del d.l. n. 113/2016. Nello specifico lo scavalco condiviso consente agli enti di utilizzare per periodi predeterminati, personale assegnato da altri Enti del comparto, previo assenso del dipendente e con il rispetto del complessivo tempo di lavoro d'obbligo, sulla base di una convenzione stipulata fra le amministrazioni interessate. La Corte evidenzia che la ratio della norma non sia quella di introdurre limiti alle assunzioni, ma rientra nei precetti che prevedono una "tutela del fondamentale principio del corretto esplicarsi del ciclo del bilancio, prevedendo delle temporanee conseguenze di natura sanzionatoria-interdittiva (in materia di assunzioni), che incidono sull'autonomia organizzativa dell'ente territoriale, finché lo stesso non adempia. Pertanto la Sezione delle autonomie della Corte dei Conti, afferma che tale divieto non trovi applicazione rispetto allo "scavalco condiviso" disciplinato dall'art. 14 del CCNL del comparto Regioni - Enti locali del 22 gennaio 2004 e dall'art. 1, comma 124, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, anche nel caso comporti oneri finanziari a carico dell'ente utilizzatore".
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